Il
villaggio del Festival
Le
pro-loco che partecipano al Festival delle Sagre allestiscono,
sulla sconfinata Piazza Campo del Palio, uno stand per
la preparazione e la distribuzione del proprio piatto
caratteristico.
Parlare
di stand è quanto mai improprio dal monento che
si tratta di vere e proprie casette in miniatura, piccole
cascine-ristorante costruite le une vicino alle altre,
intervallate da tavoli, panche e dehors, per dare vita
alla più grande trattoria all'aperto che si conosca.
In
mattoni o in legno, sono erette con perizia ed abilità
e con scrupolosa considerazione delle sfumature in modo
da riprodurre fedelmente antiche abitazioni, osterie,
locande, rustici con tanto di fienile, botteghe, forni:
tutte con con la copertura in autentici coppi, con vere
grondaie, finestre e ringhiere.
In
questo villaggio delle meraviglie che, per incanto, nasce,
vive e svanisce nel breve volgere di quarantott'ore, tra
la sera di venerdì e la notte di domenica, nulla
è lasciato al caso ed all'improvvisazione ma, al
contrario, tutto è improntato alla più grande
serietà e determinazione per la predisposizione
di impianti che rispondano ad esigenze di confort per
il pubblico, di efficienza e di funzionalità, ma
che si inseriscano altresì nel discorso di celebrazione
per la predisposizione di impianti che rispondano ad esigenze
di confort per il pubblico, di efficienza e funzionalità,
ma che si inseriscano altresì nel discorso di celebrazioe
del mondo contadino che si porta avanti con il Festival
delle Sagre, nel pieno rispetto di quei canoni di veridicità
che ne costituiscono il fondamento. Acquista pertanto
speciale rilevanza la proprietà dell'arredamento
e dell'ambientazione con soluzioni tanto felici e precise
che alcune delle strutture appaiono come locali emblematici
in cui il tempo si è fermato, tanto credibili appaiono
le soluzioni adottate per gli interni. Si va dal pavimento
in cotto d'epoca al portone a pannelli intagliati, dai
centrini e dai paralumi fatti a mano alle tendine ricamate,
dai grandi ritratti ovali dei nonni appesi alle pareti,
alle angoliere pregiate ed alle madie dell'ottocento -
appetibili da ogni collezionista - dalle sedie e dai tavoli
lucidi e profumati della sala ai banconi d'osteria, dalla
credenza austera al buffet con le antine dai vetri colorati.
E poi, un po' ovunque, fanno bella mostra di sè
attrezzi agricoli del passato ormai rari come gioghi,
tridenti, rastrelli, zappe e roncole, setacci, paioli
e pentole, botti, tini, bigonce e torchi, arcolai, fusi
e rocche, bordature e finimenti per cavalli ed, ancora,
innumerevoli addobbi naturali come tralci di vite e grappoli
d'uva, trecce d'aglio, collane di cotechini, enormi zucche,
ceste di peperoni, rigogliosi vasi di fiori e pannocchie
di granoturco.
Tutto
intorno a far corona e festa, in un mescolarsi continuo
di canti e suoni, ci sono piccole orchestrine, una ruota
panoramica, il baraccone dei pesciolini rossi, un vecchio
tiro a segno: l'atmosfera è gioiosa all'insegna
della spontaneità e del sano divertimento. Si va
avanti fino a tardi, fino a quando non si è consumata
l'ultima porzione disponibile e non si è bevuto
l'ultimo bicchiere di quel mare di vino generoso che,
gratuitamente offerto a tutti, ha rallegrato l'intera
giornata.